Romeni a Torino: la Parrocchia Ortodossa «Santa Croce»-Torino II

L’immigrazione romena a Torino è di data recente, ma è preceduta da una storica presenza culturale, sociale e politica romena nell’ambito più ampio delle relazioni italo-romene, fondate innanzitutto sull’origine latina comune. Torino occupò in questo quadro un posto privilegiato nel XIX secolo, quando nacquero forti amicizie e un vero capitale di solidarietà tra le personalità italiane e romene coinvolte nella lotta per l’unità nazionale dei loro paesi [1]. Fu accordato tra altro un importante ruolo all’insegnamento della lingua romena in Italia e così, nel 1863, Giovenale Vegezzi-Ruscalla iniziò il corso di Lingua, letteratura e storia rumana presso l’allora Regia Università di Torino [2], che costituì il fondamento della prima cattedra di lingua e letteratura romena al di fuori della Romania, attiva tuttora presso l’Università di Torino.
L’emigrazione dei romeni verso l’Italia non è stata rilevante prima della caduta del comunismo (1989), ma lo è diventata dopo. I flussi migratori sono stati condizionati da vari criteri: opportunità lavorativa, tolleranza delle norme vigenti in materia di lavoro, supporto dei parenti e conoscenti già sistemati, esistenza della Chiesa per i credenti ecc. A Torino, come in tutta Italia, il fenomeno migratorio romeno è diventato percepibile nel 1991. Alla metà degli anni ’90, la ristrutturazione economica e la chiusura delle grandi imprese industriali ha generato un importante aumento dell’immigrazione romena, ancora più notevole dopo l’ingresso della Romania nell'Unione Europea (2007).

I romeni di Torino: provenienza, profilo, problematiche

I romeni presenti a Torino provengono da tutta la Romania, ma la maggior parte arrivano dalle regioni storiche di Moldavia e Bucovina, con notevole afflusso dai distretti di Suceava e di Bacău. Questa distribuzione territoriale è spiegata da un’emigrazione fondata soprattutto su reti parentali e amicali.
Per la maggior parte dei romeni arrivati a Torino, trovare un lavoro ben retribuito è stato il motivo principale per lasciare il Paese, i famigliari, purtroppo troppo spesso i figli. Per alcuni, l’emigrazione era l’unica alternativa per andare avanti, per altri invece sembrava un modo facile di acquistare un più di benessere. Purtroppo tante persone sono state prese da questo entusiasmo, a volte per colpa dei connazionali che, tornando a casa per le ferie con prove tangibili del benessere italiano, hanno raccontato belle storie, omettendo, però, le difficoltà e i rischi. Sono stati frequenti tali entusiasti, emigrati per fare fortuna in base alle promesse dei concittadini, che una volta arrivati a Torino, a volte con soldi prestati, si sono trovati soli, abbandonati, senza alcuna prospettiva.
La maggior parte dei romeni arrivati a Torino per lavorare hanno trascurato gli studi e le qualifiche conseguite in Romania, prendendo posti di lavoro che garantivano redditi sicuri in breve tempo. Tante persone hanno imparato nuovi mestieri, mai praticati prima, mostrando un’elevata capacità di apprendimento, molto apprezzata dai datori di lavoro. Gli uomini lavorano a Torino come muratori, manovali, camionisti, magazzinieri, autisti, operai, braccianti agricoli, falegnami e carpentieri, mentre tra le donne gran parte sono collaboratrici domestiche, seguite da cameriere, operaie, addette alla pulizia, infermiere e cuoche. È importante menzionare che le donne romene sono molto stimate per la particolare dedizione nella cura degli anziani.
Va detto che, anche se la maggior parte dei romeni svolgono lavori poco qualificati, esistono nella comunità anche medici, psicologi, avvocati, insegnanti, ingegneri ecc., con lauree, perfino dottorati conseguiti in Romania e/o Italia.
Vivere e lavorare all’estero non è facile per nessuno. Tutti gli stranieri, qualunque sia la loro nazionalità, incontrano difficoltà comuni, che riguardano la lingua, la lontananza dal proprio Paese e dai propri cari, la burocrazia e l’accesso all’informazione, i pregiudizi della società, lo sfruttamento o gli abusi al lavoro ecc. Queste difficoltà hanno ovviamente qualche specificità per i romeni, ma al di là di tutto questo, ogni persona porta con se la sua unica esperienza, sorta dalle proprie paure e debolezze, dalla propria forza vitale, poiché il confronto quotidiano con «l’estraneo» significa alla fine un confronto con se stessi. A Torino, come ovunque, i romeni avvalorano o perdono l’amore, la fede, la dignità, la famiglia, il prossimo, la propria identità nazionale; riconfermano o rinnegano i propri valori acquisiti nella vita e vanno avanti, raccogliendo profonde esperienze, con conseguenze nelle relazioni interpersonali quotidiane. Molti, i cosiddetti integrati, malgrado le difficoltà, si muovono con naturalezza sia nella società italiana, sia nella comunità romena; altri invece non riescono trovare ponti di comunicazione, ritenendo l’ambiente circostante ostile.

La comunità romena ortodossa di Torino

La complessità del cammino dell’immigrante non potrà mai essere compresa quantificando solo gli aspetti sociali, economici, psicologici ecc. considerati dalle varie statistiche, in quanto deriva dal grande mistero della persona, dalle sue più intime convinzioni. L’esistenza o l’assenza della religiosità, trascurata dalle varie analisi, costituisce un elemento di grande importanza e chi sa quanti aspetti importanti potrebbe rivelare il raccolto delle testimonianze al riguardo…
Parlando dei credenti, la loro vita significa innanzitutto fidarsi di Dio, pregare Dio, vivere i comandamenti, ma per tutto ciò serve l’aiuto concreto della Chiesa. La prima Chiesa romena che ha seguito i suoi fedeli a Torino è stata la Chiesa Ortodossa. Cominciando dal 1975, quando è nata a Milano la prima parrocchia ortodossa romena d’Italia, il parroco nominato, padre Traian Valdman, raggiungeva periodicamente anche Torino per assistere spiritualmente i romeni ortodossi. Le difficoltà affrontate da padre Traian, che assisteva anche i romeni di Firenze, hanno reso necessaria la creazione di nuove parrocchie ortodosse. Nasce così nel 1979 a Torino la Parrocchia Ortodossa Romena «Santa Parasceve», guidata da padre Gheorghe Vasilescu, la seconda parrocchia ortodossa romena d’Italia.
La comunità ortodossa non è solo la prima comunità religiosa romena presente a Torino, ma è stata sempre ed è tuttora anche la più numerosa, in quanto l’86% della popolazione della Romania è di religione ortodossa [3]. Il forte aumento dell’immigrazione romena ortodossa a Torino ha richiesto nel 2001 la fondazione della Parrocchia Ortodossa «Santa Croce»-Torino II, guidata da padre Lucian Roşu. Dal punto di vista giurisdizionale, le parrocchie di Torino appartengono alla Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, fondata nel 2008 sotto la guida pastorale di Sua Eccellenza Monsignor Siluan e riconosciuta dallo Stato italiano nel 2011. La diocesi riunisce oggi 181 parrocchie e 6 monasteri romeni d’Italia. Dall’ultima organizzazione territoriale diocesana (2012), le parrocchie di Torino fanno parte del Decanato Piemonte I Valle d’Aosta-Centro Nord, costituito da 15 parrocchie e coordinato da padre Lucian Roşu come decano.
È molto difficile riassumere in un articolo quasi dodici anni di attività della Parrocchia Ortodossa «Santa Croce» di Torino, ma proverò a sintetizzare gli aspetti rilevanti.
La Curia torinese ha messo a disposizione della parrocchia la Chiesa «Santa Croce» sita nel centro di Torino, consacrata al culto ortodosso il 13 ottobre 2001 da Sua Eminenza Iosif, Metropolita della Metropolia Ortodossa Romena dell’Europa Occidentale e Meridionale. All’inizio la nuova parrocchia ha sollevato il peso della Parrocchia «Santa Parasceve», che si trovava in grande difficoltà per il numero sempre crescente di fedeli. La presenza di una seconda parrocchia a Torino ha consentito a più persone di assistere alle funzioni religiose e di godere dei Santi Sacramenti: confessione, comunione, matrimonio, battesimo. Gradualmente la nuova parrocchia ha delineato il proprio cammino e la propria personalità, nati dalla comunione sempre crescente tra clero e fedeli.

Pastorale, liturgia, carità

La vita della parrocchia è fondata sull’attività pastorale-missionaria svolta per la comunità ortodossa romena, sostenuta innanzitutto da un ricco programma liturgico, con tante celebrazioni nell’arco della settimana. Questo è stato possibile anche perché la Parrocchia «Santa Croce» è diventata col tempo una vera scuola per giovani chierici: tanti laureati in teologia ortodossa sono stati accolti e formati qui. Alcuni sono stati poi nominati parroci presso le nuove parrocchie del Piemonte, altri sono rimasti nella parrocchia per far fronte alle necessità pastorali in continuo aumento. Così, il parroco, padre Lucian Roşu, è aiutato attualmente da due sacerdoti – padre Gabriel Burcescu e padre Iustin Androne – e due diaconi – Vasile Istina ed Eugen Bînzari.
L’ampiezza della vita spirituale all’interno della comunità ortodossa romena può essere illustrata in una certa misura da alcuni numeri: dal 2001 finora sono stati celebrati 4.624 battesimi e 921 matrimoni; il numero di credenti che hanno frequentato la chiesa si aggira sui circa 8.000; ogni domenica, alla Divina Liturgia sono presenti circa 500 persone. L’attuale luogo di culto è diventato così del tutto insufficiente, motivo per cui la parrocchia ha avviato procedure per ottenere un terreno dove costruire una propria chiesa.
L’attività pastorale ha colto anche le persone in situazioni di difficoltà, che non possono frequentare la chiesa, ossia i malati e i carcerati. I primi sono stati sempre visitati dai sacerdoti sia a domicilio, che negli ospedali, con i quali sono stati firmati protocolli di assistenza spirituale dei ricoverati. Per quanto riguarda il carcere, è stato consentito ufficialmente ai sacerdoti l’accesso settimanale per celebrare la Divina Liturgia e dare assistenza spirituale ai detenuti della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino.
Un’importante fascia della comunità romena – i bambini e i giovani – è stata al centro della vita parrocchiale sin dall’inizio. Poiché molti di loro sono nati o arrivati in tenera età in Italia, sono privi del legame diretto con le loro radici identitarie. Per compensare questa assenza, sono state organizzate per loro varie attività: catechismo, lezioni di lingua e storia romena, corsi di pittura di icone su vetro, corsi di balli tradizionali, serate di letteratura, teatro e musica, escursioni guidate in Romania. Dal 2008, i giovani che nel 2001 erano bambini hanno iniziato a dare i frutti, riunendo i loro talenti nel gruppo di teatro, nei cori coordinati da padre Iustin Androne (Coro misto polivocale Anghelos, Coro psaltico maschile Dynamis) e nel gruppo vocale-strumentale Nepsis. La fondazione della Fraternità dei Giovani «Nepsis» della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia nel 2008 ha offerto ai giovani l’opportunità di condividere la loro esperienza con altri giovani Nepsis d’Italia e di altri paesi che si trovano sotto la giurisdizione della Metropolia Ortodossa Romena dell’Europa Occidentale e Meridionale. Inoltre, i bambini e i giovani hanno partecipato con mostre, concerti e contributi di dialogo interreligioso a numerose manifestazioni organizzate a Torino in varie occasioni.
Se per un ortodosso la vita in Cristo può essere custodita solo all’interno della Chiesa, partecipando al ritmo liturgico e ricevendo i Santi Sacramenti, l’autenticità di questa vita è convalidata dall’atteggiamento verso il prossimo anche all’esterno della Chiesa. Per un ortodosso non dovrebbe esistere «l’altro», perché Mio fratello è la mia vita, come diceva San Silvano l’Athonita († 1938). Una parrocchia, in quanto comunità eucaristica, è chiamata a testimoniare l’amore divino verso il prossimo, qualunque egli sia.
La Parrocchia Ortodossa «Santa Croce» ha cercato di seguire questo meraviglioso itinerario all’interno e all’esterno della comunità. Come rappresentante della comunità romena ortodossa, essa è stata dall’inizio coinvolta nel dialogo con altre Chiese e confessioni, con autorità romene e italiane, con enti pubblici e privati. Inoltre, si è impegnata a rispondere alla necessità sempre più complesse dei romeni che vivono a Torino. Le problematiche sono diventate sempre più numerose e complesse, ma per grazia divina, a fianco del parroco, caratterizzato da una pregevole apertura, disponibilità e intraprendenza, si sono aggiunte col tempo altre persone – chierici e laici – che hanno portato il loro prezioso contributo. La Parrocchia «Santa Croce» è diventata un punto fondamentale di riferimento della comunità romena di Torino (non solo ortodossa) e autorevole partecipe in importanti collaborazioni nell’ambito spirituale e laico.
Tra i risultati concreti di queste collaborazioni troviamo il Centro di Aiuto alla Vita «Filoteia», nato nel 2008, che ha dato assistenza finora a più di 400 mamme con figli e la filiale parrocchiale dell’Associazione di carità «San Lorenzo dei Romeni» della Diocesi Romena Ortodossa d’Italia, fondata nel 2011, che ha offerto finora assistenza e supporto a oltre 1.000 persone. Anche se entrambe le associazioni sono state destinate soprattutto ai romeni che si trovano in difficoltà a Torino, esse hanno accolto anche necessità emerse in Romania, Ucraina e altre zone d’Italia e anche persone di altre nazionalità che vivono a Torino, italiani compresi.
Questa è in poche parole la storia della nostra breve, ma lunga vita, piena di gioia e gratitudine per l’amore che abbiamo ricevuto da tantissime persone durante il nostro cammino. Siamo particolarmente grati ai fratelli italiani, che ci hanno accolto e sostenuto con preziosa fraternità, che ci rende partecipi tutti ai tempi in cui nasceva l’amicizia italo-romena di cui abbiamo parlato all’inizio. Non possiamo nominare tutti coloro che hanno reso possibile a volte perfino l’impossibile, ma il Signore, che con la sua provvidenza ci ha uniti, conosce tutti i nomi, che sono scritti nei cieli.
Affidiamo l’epilogo di questo racconto a San Paolo, che esprime meravigliosamente il nostro vivo ringraziamento: «Anzitutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi, perché la fama della vostra fede si espande in tutto il mondo» (Rm 1,8).


   

   

Laura Gabriela Calotescu
(n. 5, maggio 2013, anno III)


NOTE

1. Popescu V. P., Alcuni aspetti delle relazioni culturali italo-romene nel corso del tempo. Questo testo è stato pubblicato in www.culturaromena.it/Home/tabid/36/articleType/ArticleView/articleId/149/language/ro-RO/Default.aspx
2. Merlo R., Un secolo frammentario: breve storia delle traduzioni di poesia romena in italiano nel Novecento, in «Philologica Jassyensia», an I, nr. 1-2, 2005, p. 197-246.
3. A Torino sono rappresentate anche altre comunità religiose romene: romano-cattolici (dal 1997), battisti (dal 1998), ortodossi del vecchio calendario (dal 2001), avventisti del settimo giorno (dal 2001), greco-cattolici (dal 2002), pentecostali (dal 2002) e testimoni di Geova.